L'Influenza aviaria

Secolo XIX, 26/01/2004

Influenza dei polli: quali rischi per l’uomo

Nel corso della settimana, le fonti di informazione hanno segnalato l’estendersi dell’epidemia di influenza dei polli dalla Corea al Giappone, Viet Nam e Thailandia e l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (W.H.O.) ad alcuni casi di coinvolgimento di soggetti umani.
Ai fini di una migliore comprensione da parte del lettore di quanto sta accadendo, sembra opportuno ricordare alcuni punti base.

Influenza dei polli — I virus influenzali di tipo A non infettano solamente l’uomo ma ancge diverse specie animali: maiali, cavalli, mammiferi marini (foche, balene, etc.), uccelli selvatici e domestici. In natura, gli uccelli selvatici (anatre in particolare) rappresentano il principale serbatoio di virus influenzale A. Tutti i sottotipi noti delle due proteine di superficie, l’emagglutinina (H da 1 a 14) e la neuroaminidasi (N da 1 a 9), fondamentali per l’infettività e la replicazione virale, sono stati infatti isolati da uccelli selvatici. I virus aviari infettano le cellule intestinali e sono eliminati con le feci, contaminando laghi e raccolte idriche, ove i volatili si posano.
Mentre nell’umo l’infezione è quasi sempre seguita dalla malattia ed è causata da pochi sottotipi (H1N1, H2N2, H3N2) negli uccelli l’infezione decorre il più delle volte senza sintomi e solo un ristretto numero di sottotipi detti “altamente patogeni” (sottotipi H5, H7 e H9) causano la malattia. Quando uno di questi ceppi aviari arriva in agrandi allevamenti di polli, come quelli oggi esistenti, la malattia diventa rapidamente epidemica.
Passaggio diretto di virus influenzali del pollo all’uomo — Di norma, esiste una “barriera di specie” per cui l’uomo si fa la sua influenza con i suoi virus e i polli si fanno la loro influenza con i loro virus. Esistono, peraltro, eccezioni a questa regola, eccezioni che, probabilmente, sono sempre esistite (ad es. è stato segnalato che nel 1986 un ricercatore contrasse l’influenza manipolando feci di pinguino ammalato) e che sono state documentate negli ultimi anni grazie anche alle nuove tecnologie diagnostiche.
Vanno ricordati i 18 casi accertati, di cui 6 deceduti, ad Honk Kong nel 1997, in concomitanza con una grande epidemia tra i polli da virus A/H5N1; i 7 casi accertati ad Honk Kong e nel contiguo territorio cinese nel 1999, in concomitanza con l’epidemia tra i polli da virus A/H9N2, tutti con esito favorevole; i 5 casi da virus A/H5N1 verificatisi nel febbraio 2002, in una famiglia rientrata da da Hong Kong dopo un soggiorno in una zona agricola della Cina Continentale; gli 82 casi verificatisi in Olanda, nel marzo 2003, tra il personale addetto ad allevamenti, colpiti da virus A/H7N7 (deceduto un veterinario).
Del tutto recente, il gruppo di 14 casi, alcuni dei quali deceduti, segnalati in Viet Nam, dei quali, finora, 3 accertati da virus A/H5N1.
Questi episodi ci hanno insegnato che l’infezione diretta, vale a dire l’infezione dell’uomo da parte di un virus influenzale con genoma del tutto identico a quello del pollo ammalato, è possibile anche se rara; che la sintomatologia della malattia conseguente a tale infezione è variabile: dalla congiuntivite a quella classica dell’influenza, alla polmonite letale; che la catena infettiva si è arrestata al I° passaggio, vale a dire non vi è stata successiva trasmissione da uomo a uomo.
Ricombinazione genetica fra virus umani e aviari — La possibilità che un virus influenzale umano e uno aviario infettino contemporaneamente un essere vivente e si scambino, durante la replicazione, materiale genetico, dando origine ad un nuovo virus che mantiene la proprietà di moltiplicarsi nell’uomo, ma presenta nuove proteine H ed N di superficie, è documentata dalla storia.
E’ oggi noto che la pandemia “Asiatica” del 1957 è stata causata da un virus A/H2N2, nuovo per l’uomo, derivante dal precedente virus umano A/H1N1 che si è rimescolato con un virus dell’anatra da cui ha ricevuto i geni che codificano l’H2 e l’N2. Lo stesso vale per la pandemia Hong Kong del 1968 con passaggio dal sottotipo A/H2N2 all’A/H3N2.
Se tale rimescolamento sia avvenuto nell’uomo o in un altro animale (maiale) che ha funzionato da “vaso di ricombinazione”, non è noto.
Si può concludere, pertanto, che il rischio per l’uomo delle epidemie influenzali dei polli, è di due tipi.
Uno è reale, riguarda, pressoché esclusivamente, chi ha contatto più o meno stretto con i polli ammalati e si esprime, comunque, su scala limitata.
L’altro è potenziale e deriva dalla possibilità che il virus dei polli si adatti all’uomo dando origine ad una pandemia. L’esperienza fa ritenere che il meccanismo della “ricombinazione” sia quello da temere maggiormente.
La possibilità che tale evento si verifichi esiste da lungo tempo; tuttavia, in una situazione come la presente in cui vi è un’ampia circolazione di virus influenzali umani e una vasta epidemia di influenza aviaria, aumenta la probabilità che tale evento si realizzi. E’ questo che la Sanità Pubblica Mondiale teme e per cui è allertata in tutto il mondo.

P. Crovari
(Prof. di Igiene, Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza – CIRI)


Istituto di Virologia Universit? di Milano